I cortometraggi introvabili di Stanley Kubrick
Luglio 23, 2008
L’opera di Stanley Kubrick, tanto ridotta quanto perfetta, oltre ai titoli ormai scolpiti nella memoria di tutti i cinefili nasconde rarità rappresentate dai 3 cortometraggi giovanili Day of the Fight, Flying Padre e The Seafarers e dal lungometraggio Fear and Desire, tutti inaccessibili per il grande pubblico della tv e dei dvd, ma rintracciabili in internet.
Ammucchio quindi qui queste favolose schegge dal monolite Kubrick:
Dino Risi, un’antiretorica commedia all’italiana
Giugno 10, 2008
Nel giorno del mio 30° compleanno, mi piace ricordare il grande regista Dino Risi, scomparso sabato a 91anni.
Chiudendo la mia personale epoca di ventenne, non posso che pensare all’affresco dell’epoca del cosiddetto Boom, che Risi ha puntellato di mille personaggi, solo fintamente grotteschi, dato che spesso i caratteri degli italiani erano e sono ben più marcatamente ridicoli e repellenti di molte figure della cosiddetta “commedia all’italiana” che Risi ha in pratica inventato assieme, dall’altra parte, al cinema di Mario Monicelli.
A far grande Risi basterebbe solo la grande innovazione di concludere tragicamente, per di più con la morte del protagonista positivo, il film Il sorpasso, unico road-movie italiano, con Vittorio Gassman, attore in ben 15 film di Risi.
L’altro grande film è Una vita difficile, a detta di molti la più bella prova d’attore di Alberto Sordi, dalla Resistenza al decennio successivo, in cui Risi già intravvedeva i germi di una società che stava diventando sempre più cinica e disumana.
Le tipologie disumane di Risi sono poi compendiate nel film I Mostri, carrellata di venti ministorie interpretate da Vittorio Gassman ed Ugo Tognazzi, difetti rintarcciabili, eccome, ancora, se non più, al giorno d’oggi nei comportamenti degli italiani.
Poi è da ricordare Profumo di donna, dove Gassman interpreta magistralmente un non vedente cattivo solo in apparenza ed aldilà di ogni retorica, che ha avuto notevoli riconoscimenti internazionali e che è stato poi rifatto da Al Pacino in Scient of a woman.
Altri grandi film di Risi sono La marcia su Roma, Il segno di Venere, misconosciuto fino a qualche anno fa, Il giovedì, con Walter Chiari in un modernissimo ruolo di padre separato, Tolgo il disturbo, col mio Gassman preferito, ossia quello anziano e riflessivo.
Risi aveva in gioventù fatto diversi cortometraggi, tra cui Barboni spicca per l’attenzione al sociale.
La cifra distintiva di Risi è secondo me proprio questa acuta capacità di osservazione della realtà italiana, ma senza quella retorica, quell’ideologia finto-rivoluzionaria e predicatrice che ha e sta infestando tanto altro cinema italiano e che fa del regista milanese una figura di lucido e solitario indagatore dell’Italia dalla ferrea coerenza, senza piegarsi all’imperante buonismo.
Ingmar Bergman continua ad illuminarci
Aprile 1, 2008
A pochi mesi dalla scomparsa, Milano ricorda in pompa magna Ingmar Bergman (1918-2007), genio eclettico e multiforme, che ha lasciato un patrimonio eclettico: 91 regie teatrali, 49 cinematografiche (43 lungo metraggi e 6 cortometraggi), 13 sceneggiature cinematografiche (dirette da altri registi), 16 regie televisive, 37 radiofoniche, 12 di opere liriche, una dozzina di libri, una serie di spot pubblicitari.
La lunga carriera del regista è oggetto di una grande manifestazione, Fårö su Bergman, il cui titolo è un giocoso riferimento al nome della sua isola prediletta, che spazia dalla mostra fotografica alla proiezione di film, alla presentazione di libri. La manifestazione dura dal 31 marzo al 22 aprile 2008.
Alberto Sordi, l’italiano estremo
Febbraio 29, 2008
Il 25 febbraio di cinque anni fa se ne andava una delle figure più rappresentative ed amate da tutti gli italiani, il grande Alberto Sordi.
Per mezzo secolo, prima alla radio, poi in teatro e in maniera magnifica al cinema, ha accompagnato l’evolversi della società con caratterizzazioni sempre puntuali di tutti i vari tipi umani della nostra Italia.
Ma quello di Sordi non è solo stato un puro sfoggio di poliedricità, bensì una costante osservazione delle singole caratteristiche degli italiani, esasperate con lo strumento del grottesco, e concretizzate in personaggi spesso repellenti.
Per questo non sembra opportuno, come sottolineato dal regista e suo amico Mario Monicelli, classificare Albertone come rappresentante dell’”italiano medio”, in quanto ha creato una galleria di personaggi dalle devianze estreme rispetto a un italiano normale, proprio per dar corpo in ognuna di queste caratterizzazioni a un comportamento ed a un modo di essere da criticare; con questa opera di osservazione aderente ai mutamenti sociali, Sordi viene ad assumere la figura dell’autore e non del semplice attore.
Un aspetto poco noto di Albertone è quello di compositore di alcune canzoni, icastiche e divertenti, in cui con le note dà vita ad altre figure di italiani spesso ciniche.
Gli inediti di Orson Welles
Febbraio 12, 2008
Orson Welles, uno dei maggiori iconoclasti della storia dello spettacolo ed una delle piu’ carismatiche ed istrioniche personalità del XX° secolo tout court, ha lasciato molti suoi progetti incompiuti a causa delle difficoltà economiche, tanto che era costretto a recitare in film di bassa categoria per raccimolare denaro da investire nelle sue produzioni.
Al contrario di Stanley Kubrick, il cui cinema è un monolite composto da pochi film scolpito da una mania di perfezione senza eguali, Welles ha così disseminato le sue realizzazioni e le sue partecipazioni cinematografiche, teatrali, radiofoniche, letterarie, televisive, tanto da rendere difficile agli studiosi la ricostruzione del suo completo itinerario artistico.
Vari spezzoni, tutti gustosissimi, di questo prezioso lascito sono riuniti in questo film di montaggio:
Le conquiste di Werner Herzog
Febbraio 1, 2008
Torino ospita fino al 10 febbraio Segni di vita, retrospettiva molto ricca, non solo di proiezioni, su Werner Herzog, uno dei più grandi cineasti viventi, che ha catturato già due generazioni facendole entrare a diretto contatto coi più diversi ambienti naturali, sia in forma filmica che in quella di documentario … ed anche con una vera forza della natura come il suo “nemico più caro” Klaus Kinski.
Giunto in Italia per l’evento a lui dedicato, Herzog è stato ospite nella trasmissione televisiva di Fabio Fazio Che tempo che fa per un’intervista tutta di risposte acute ed anche divertenti, già memorabile quella in cui esalta l’epicità del calciatore Franco Baresi.
Ma il regista tedesco non è solo l’esploratore dei cinque continenti, più l’Antartide, in cui ha portato, spesso con enormi difficoltà logistiche, la sua macchina da presa, ma è anche il cesellatore di miniature, dalla curatissima fotografia, come Cuore di vetro e Woyzeck.
L’inizio di Aguirre furore di Dio, film con un Kinski istrionico all’ennnesima potenza
Una maschera chiamata Totò
Agosto 31, 2007
Da quache tempo Raitre celebra il qurantennale della morte di Totò, avvenuta il 15 aprile 1967.
Nella programmazione di 40 anni (mai) senza Totò non c’è solo la riproposizione di molti dei suoi film, che, caso veramente unico, riescono immancabilmente a spuntare ascolti elevati anche all’ennesima visione, ma anche l’opportunità, prima e dopo le pellicole, di vedere rare interviste e sketch delle partecipazioni televisive di Antonio De Curtis. Inoltre, per celebrarlo degnamente, in queste due settimane l’ottima trasmissione Ritratti di Giancarlo Governi ne propone uno doppio dedicato a Totò.
Raro primo provino cinematografico del 1930
Ieri sera, in prima serata, il grande film La banda degli onesti ha ottenuto ben 1.896.000 spettatori con uno share del 9,96%!Il grande attore, in questi ultimi decenni, è venuto a occupare sempre più il posto di unica maschera italiana cinematografica, certamente al livello di quelle classiche secolari della commedia dell’arte e va considerato importante anche su scala internazionale, avendo poco a che invidiare anche a uno Charlot.
A questo alto rilievo artistico va abbinato il fatto, prettamente popolare, di continuare a piacere ancora a tutte le classi di eta’, a tutti i ceti, al nord e al sud, fatto miracoloso e davvero unico, entrando nel costume, nel lessico corrente e nell’immaginario quotidiano della maggior parte degli italiani.
Ultima registrazione inedita per la Rai del 1967
Con la propria morte è stato innalzato al rango che si sarebbe meritato già in vita, all’esatto contrario dei personaggi della sua celebre poesia ‘A livella.
Lo sguardo di Michelangelo Antonioni
Luglio 31, 2007
Per un’incredibile coincidenza, che resterà storica, ieri ci ha lasciato, oltre a Bergman, un altro gigante del cinema, l’ultimo dei grandi che il mondo ci invidiato, con lui si chiude un’epoca leggendaria e irripetibile per l’Italia.
tratto da Professione: Reporter, scena magistrale in cui la cinepresa passa attraverso la grata della prigione senza tagli di montaggio
Era probabilmente il cineasta più legato a Bergman dal punto di vista stilistico (grande attenzione alla fotografia e all’uso dei colori, Deserto Rosso fu dipinto sulla pellicola originale) e tematico (incomunicabilità, solitudine, lo straniamento dell’individuo causato da una società ipocrita fatta di apparenze).
tratto da Zabriskie Point: l’esplosione girata con 17 cineprese, in sottofondo la musica dei Pink Floyd
I suo film gettano uno sguardo e sviluppano un linguaggio totalmente nuovo rispetto al cinema precedente, creando una sorta di “neorealismo interiore”, proprio come Bergman.tratto da L’eclisse: non un semplice film, ma uno spartito musicale per uso di immagini e suono
Di Ferrara, rappresentava un vero orgoglio per la nostra terra e resterà per sempre uno dei più importanti artisti emiliani tout court.
tratto da Blow-up: la partita a tennis senza palla, metafora dell’inconsistenza della realtà
Nella sua terra realizza il primo documentario, Gente del Po, terminato nel ‘47. Dopo la guerra come sceneggiatore lavora a Caccia tragica di Giuseppe De Santis (1946) e allo Sceicco bianco di Fellini (1952). Il suo primo film, Cronaca di un amore (dopo altri due documentari) è del 1950 e già rivela alcune propensioni del futuro autore dell’ Avventura: uno spunto quasi giallo e l’interesse per i risvolti psicologici dei suoi personaggi borghesi. Seguono I vinti (1952) sulla crisi della gioventù europea, e La signora senza camelia (1953) sull’ ambiente del cinema. Le amiche (1955) e Il grido (1956) precedono quello che molti considerano ancora oggi il suo capolavoro e l’inizio di una ideale trilogia: L’ avventura (1959), accolto a Cannes da pareri discordanti (anche se per molti è la rivelazione di un autore raffinato e poetico che avrà sempre più consensi nella critica che fra il grande pubblico) a causa di uno stile severo e rigoroso, troppo a lungo scambiato per lento o noioso.
A L’avventura fanno seguito La notte (1960) e L’eclisse (1962) che, fra l’altro, rinsaldano il legame, personale e professionale, con Monica Vitti, interprete principale di tutti e tre i film.
Deserto rosso, del 1964, sempre con Monica Vitti, segna il suo passaggio, anche questo oggetto di numerose analisi critiche, al colore. Con i film successivi Antonioni allarga i suo orizzonte dalla borghesia italiana alla società internazionale: Blow up (1966) ambientato in Inghilterra, Zabriskie Point (1970) nell’America della contestazione giovanile e della musica rock (celebre la scena finale dell’ esplosione con la musica dei Pink Floyd). La Cina è invece al centro di un nuovo documentario (Chung Kuo:Cina, 1972) prima di spostarsi a Barcellona e in Africa per Professione reporter con Maria Schneider e Jack Nicholson (1975). Antonioni è anche attratto dalla sperimentazione e realizza su supporto magnetico Il mistero di Oberwald (1980) ancora con la Vitti. L’attenzione agli altri media lo porta, subito dopo, anche a realizzare un videoclip per Gianna Nannini (Fotoromanza). Torna al cinema nell’ 82 con Identificazione di una donna con Tomas Milian, recuperato dal personaggio del Monnezza, e poi, dopo un lungo silenzio dovuto alla malattia, con Al di là delle nuvole (1995), a quattro mani con Wim Wenders e l’ultimo Eros, per cui realizza l’episodio Il filo pericoloso delle cose.
ALCUNI CORTOMETRAGGI
N.U.: semplicemente un capolavoro, solo un grande visionario in grado di scoprire significati nascosti della realtà poteva rendere poetica la Nettezza Urbana
Gente del Po: il primo corto, su un’umanità fluviale che Michelangelo conosceva bene
Superstizione: gesti di un’Italia ingenua, attuale ancor oggi
Fotoromanza: videoclip dell’omonima canzone di Gianna Nannini, che dimostra la versatilità del maestro ferrarese
Ingmar Bergman, il più grande di tutti
Luglio 30, 2007
Da oggi sulla Terra siamo tutti più soli.
Le agenzie di stampa hanno freddamente battuto la notizia che tutti gli appassionati del vero cinema non avrebbero mai voluto vedere: si è spento Ingmar Bergman, sicuramente fra i primi dieci cineasti di tutta la storia, alla stregua di autori come Eisenstein, Kubrick e Fellini.tratto da Sussurri e grida
E’ un vuoto che colpisce davvero nel profondo, forse proprio perchè il leggendario regista ha scandagliato dentro la nostra anima e ce ne ha restituito i vari moti attraverso la cesellatura di ciò che ne è l’epifania sensibile, ossia il volto dell’uomo.
Infatti, la sottile indagine psicologica del maestro svedese si traduceva in una perfetta direzione degli attori, tale da rendere i loro volti dei veri e propri paesaggi umani, spesso trasfigurati dall’angoscia.
tratto da Persona
I suoi film, inconfondibili anche per la fotografia di Sven Nikvist, sono stati amati e presi a modello da molti suoi colleghi, fra cui spicca Woody Allen, il quale ha dichiarato come vari registi siano eccellenti riguardo ad alcuni aspetti particolari del fare cinema, ma complessivamente Bergman era l’unico al mondo a ideare e dirigere film impeccabili e a basso costo, proprio perchè fondati sul materiale più naturale e interessante, la persona umana.
Fra i titoli più famosi, nel novero dei capolavori da decenni, Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Scene da un matrimonio, Sussurri e grida.
Ingmar Bergman è stato regista anche di teatro e scrittore, sempre ai massimi livelli. Per la Svezia, occupa sicuramente il posto che in Italia ha un autore sommo in tutte le espressioni artistiche come Michelangelo.
Nato a Uppsala il 14 luglio del 1918, figlio di un pastore protestante della corte reale svedese, esordì mettendo in scena numerosi drammi a Goteborg e a Stoccolma. L’esordio nel cinema, dopo l’importante esperienza teatrale come regista al Teatro Reale dell’Opera di Stoccolma, avviene con la sceneggiatura di «Spasimo» di Alf Sjoberg (1944). Dell’anno successivo è la sua prima regia, «Crisi».
tratto da Il posto delle fragole, con il grande regista Victor Sjostrom come attore in una delle scene cult della storia del cinema
I film dei primi dieci anni d’attività, da «Crisi» a «Sorrisi di una notte d’estate» (1955), benché in parte già anticipatori dei temi che lo renderanno celebre (la memoria famigliare, l’angoscia, la morte, i valori religiosi, i fallimenti esistenziali), sono caratterizzati da una vena malinconica e melodrammatica. Si tratta di «Nave per l’ India», «Musica nelle tenebre», entrambi del 1947, «Prigione» (1948),«Estate d’ amore» (1950), «Una vampata d’amore» (1953), «Una lezione d’amore» (1954), «Sogni di donna» (1954), fino a «Sorrisi di una notte d’estate».
Il successo arriva nel 1956 quando termina uno dei suoi capolavori «Il settimo sigillo» che ottiene vari riconoscimenti, oltre al premio speciale al Festival di Cannes; arrivano poi l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia grazie a «Il posto delle fragole», nel 1957. Successivamente «Alle soglie della vita» e «Il volto» ricevono il premio come miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 «La fontana della vergine» gli vale il suo primo Oscar.
Subito dopo, inizia la trilogia su uno dei temi a lui più cari, quello dell’incomunicabilità: a «Come in uno specchio» (1961, secondo Oscar) seguono «Luci d’inverno» (1962) e «Il silenzio» (1963). Dopo film che alternano sperimentalismo e realismo, fra cui il bellissimo «Persona», del 1966 o «La vergogna», del 1968, è la volta di un altro capolavoro riconosciuto a livello internazionale, «Sussurri e grida» (1972), cui segue «Scene da un matrimonio» (1973). Nel 1974 realizza il sogno di adattare per il cinema «Il flauto magico» e nel 1977 è la volta del riuscito duetto famigliare «Sinfonia d’autunno» (1978).
Nel 1982, dopo quarant’anni di attività, Bergman decide di abbandonare improvvisamente il cinema, per dedicarsi al teatro e alla televisione e realizza il suo ultimo film per il grande schermo, «Fanny e Alexander», cinque ore per la tv ridotte a tre per il cinema e con il quale ha vinto il suo terzo Oscar.
tratto da Sinfonia d’autunno
Dopo essersi dedicato, negli anni ‘90, ad eccelsi lavori per la televisione, come Vanità e affanni, passato anche su RaiUno, purtroppo, il suo ultimo film, del 2003, Sarabanda, girato in digitale, non era stato distribuito nei cinema italiani, poi all’epoca della messa in onda televisiva su RaiTre fu spostato in orario notturno con miopi polemiche e non è nemmeno uscito in DVD.
Comunque, per ora, questo film è il capolavoro del millennio, avvicinato da pellicole come Dogville di Lars Von Trier, anch’egli regista scandinavo, il quale ha sempre riconosciuto l’autorità dell’indimenticabile Ingmar Bergman.






