Il fenomeno Facebook

Febbraio 6, 2009

Il 4 febbraio 2004 Mark Zuckerberg, all’epoca diciannovenne e studente presso l’università di Harvard, fondava il network sociale Facebook, che dagli angusti confini universitari si è esteso in questi 5 anni a tutto il mondo, con un boom negli ultimi mesi.

Anch’io ho messo la mia facciotta in questa sorta di macelleria di persone, una nuova Sodoma e Gomorra; lo uso però più come cassa di risonanza pubbliciaria di me e di quello che scrivo e faccio, visto che come strumento di socializzazione è superficiale, conformista e ripetitivo.

I gruppi che inneggiano a stupatori e ad altre nefandezze liberi di esserci e il veto alle foto della mamma che allatta la dicono poi lunga sul grado di adeguamento alla brutture che propone e alla sua finta democrazia.

Il fatto che chiunque possa scrivere su Facebook può far accreditare personaggi anche pericolosi che lì hanno la tremenda opportunità di rifarsi appunto “la faccia” lo rende poi estremamente falso.

Su Finanza&Mercati del 17 aprile 2007 si poteva leggere che Brescia, già capitale europea delle armi, è assurta al rango di capitale mondiale del settore grazie a Exa, ventiseiesima mostra internazionale delle armi sportive-venatorie; le aziende nostrane una prevalenza schiacciante che conferma la leadership nella produzione di armi e munizioni, con utili che non conoscono crisi.

Nello stesso articolo si precisava che L’Italia è primo produttore europeo di armi commerciali: il 70% dell’offerta di armi lunghe (fucili e carabine) è italiana, percentuale che scende al 20% per quanto riguarda le armi corte (le pistole). Il giro d’affari nel nostro Paese sfiora 2 miliardi di euro fra produzione e indotto (abbigliamento, oggettistica, accessori) mentre gli occupati nel settore sono 5mila, un numero che raddoppia se si tiene presente anche l’indotto. Nel 2006 sono stati prodotti in Italia oltre 704mila pezzi (700mila nel 2005) e oltre 205mila nei primi tre mesi. Tra i mercati nuovi sui quali si sta affacciando la produzione made in Italy c’è la Turchia che proprio alla fiera di Brescia ha chiesto di poter certificare le proprie armi sportive.

Oltre alle mine antiuomo che durante la settimana produciamo (e contro le quali poi facciamo inutili marce di protesta), l’Italia ha sempre prodotto armi per committenti come Saddam & Co.

Ora impariamo che una nuova frontiera del made in italy è la Turchia … ecco perchè se ne sostiene tanto la candidatura all’UE … te pareva!

Peccato che nelle nostre missioni di (guerra e) pace siamo letteralmente scoperti di fronte a qualunque attacco … sarebbe meglio, se proprio dobbiamo usare armi, anche se il genere umano dovrebbe abolire ogni scontro bellico, dotare in maniera adeguata quei soldati!