Luciano Pavarotti

Il 6 settembre 2007 si è spento Luciano Pavarotti, sicuramente il modenese, e assieme l’uomo di spettacolo italiano, più famoso al mondo.

Infatti, alla notizia della sua scomparsa, annunciata come prima notizia da tutti i media internazionali, da ogni angolo del pianeta è sorto un moto di commozione generale, secondo solo, in questi ultimi anni, a quello seguito alla morte di Papa Giovanni Paolo II.

Dotato di una voce con straordinarie prerogative timbriche, Pavarotti l’ha saputa valorizzare in oltre 40 anni di carriera, in cui ha eccelso nelle interpretazioni delle opere liriche del periodo pre-romantico di Bellini e Donizetti.

Ma come dimenticare il suo amore per Puccini e in particolare per quella Bohème con cui ha debuttato, poi ripetuta più volte assieme all’altra granda modenese Mirella Freni … e il suo marchio con cui è divenuto di fama mondiale, il Nessun dorma della Turandot?!

Ha avuto poi la geniale intuizione, nell’ultimo ventennio, di aprire la lirica dai loggioni dei teatri al pubblico più vasto della musica pop, duettando e valorizzando composizioni che gli artisti scrivevano per l’occasione.

Per questo era amatissimo da tutte le generazioni, che presso il Duomo di Modena l’hanno salutato prima in migliaia alla camera ardente, poi in un funerale con le più alte personalità politiche e dello spettacolo mondiali e continueranno a farlo presso la sua umile tomba nel cimitero di Montale.

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Esattamente un secolo fa, il 4 settembre 1907, moriva Edvard Grieg, il più grande compositore norvegese e uno dei più importanti di sempre.

Fra le sue opere, sono incantevoli soprattutto il concerto per pianoforte e orchestra e le famosissime musiche per il balletto Peer Gynt, melodiche e grottesche al tempo stesso, su testo nientemeno che di Herik Ibsen, in un memorabile incontro dei due giganti della cultura norvegese. In questo e nell’altro capolavoro, la Holberg suite, Grieg infila degli adagi dolcissimi fra movimenti ricavati da temi folkloristici, con grande fusione dei contrasti.

Per rinnovare e rivitalizzare la sua eredità, la fondazione che porta il suo nome ha organizzato in Norvegia un fitto programma di celebrazioni e anche in Italia possiamo contare su vari appuntamenti, fra concerti e incontri, come pubblicizzato dall’Ambasciata norvegese.

Per singolare coincidenza, il 20 settembre prossimo ricorreranno 50 anni dalla scomparsa di Jean Sibelius, l’altro sommo musicista della Scandinavia, più precisamente della Finlandia, che è anche il titolo di una delle sue opere più famose.

Fra i suoi lavori vanno ricordati anche il poderoso corpus di ben 7 sinfonie e la sua musica da camera, che rispecchia l’intimismo tipico della cultura del Nord.

Sibelius fu impegnato convintamente nel movimento nazionalista finlandese per emanciparlo dal giogo imposto dalla Russia zarista.

In un’atmosfera surreale, a meno di una settimana dal malore del giocatore del Sevilla Antonio Puerta, durante la partita del campionato di calcio spagnolo Sevilla-Getafe, che lo ha poi portato a morte, il 31 agosto scorso si è giocata allo stadio Louis II di Montecarlo la Uefa SuperCup 2007 tra Milan e Sevilla che inevitabilmente, parte con il minuto di silenzio in onore del giocatore scomparso.

Il campo ha detto Milan, vittoria per 3-1 con i gol di Filippo Inzaghi, Marek Jankulovski con un gol (stop del pallone proveniente da lontano, coordinazione e tiro di prima) da cineteca, e Kakà su rigore. Renato aveva dapprima portato in vantaggio gli spagnoli.

Con questa vittoria, il Milan raggiunge il leggendario Boca Junior nelle vittorie internazionali e, peraltro, il numero dei suoi trofei eguaglia quello degli scudetti vinti, entrambi a quota 17.

Milan-Sevilla 3-1, capolavoro il secondo gol milanista di Jankulovski

Lodovico Antonio Muratori: chi è costui? Può dirci qualche cosa ancora oggi?

Per rispondere a queste domande il Lions Club di Vignola e Castelli Medioevali, nella persona del suo Presidente, Rolando Drahorad, si è fatto carico della pubblicazione e dell’organizzazione di una serata dedicata al libro del Prof. Fabio Marri L.A. MURATORI un europeo di oggi, alla presenza dell’autore e del Prof. Gabriele Burzacchini.

Io ho tenuto un intervento incentrato sul pensiero giuridico e politico del grande mio conterraneo.

L’iniziativa ha colmato un vuoto che ormai risaleva al millennio scorso, dato che l’ultimo convegno muratoriano si era tenuto nell’anno 2000. L’evento si è svolto sabato 11 marzo 2006 presso la Sala dei Contrari del Castello di Vignola e si è evidenziato per la massiccia partecipazione di pubblico, a cui è stato offerto il libro in omaggio.

Già la presentazione di Drahorad mette in luce come Muratori faccia parte di quel ristretto numero di grandi sapienti i cui insegnamenti non tramontano mai: nato 333 anni fa, ha lasciato un’enorme produzione, costruendo, sulle basi di una straordinaria competenza storica, tesi proiettate nel futuro e diventando così un uomo ponte fra il Medioevo e l’epoca moderna. Vignola è stata patria di grandi personaggi, dal pluricelebrato Barozzi al Paradisi iunior (non dimentichiamo l’importante zio di lui omonimo), da Selmi a Plessi, e all’epoca del Muratori operavano il cartografo Cantelli ed il drammaturgo Bernardoni, e Drahorad giustamente nota come siano pochi i centri minori come il nostro a poter vantare una simile ricchezza di ingegni. Anche Burzacchini lamenta come Muratori, eccetto rare manifestazioni celebrative di circostanza, non abbia curiosamente avuto, proprio nella sua terra di origine, quell’attenzione continua che gli ha invece riconosciuto Modena.

Un aspetto interessante ma poco valutato di Muratori è il suo pensiero giuridico e politico. Per esempio, enuncia vere e proprie regole di deontologia giudiziaria, largamente trattate nella sua opera Dei difetti della giurisprudenza. I giudici sono moralmente subordinati alle parti litiganti, in quanto queste con le spese di giudizio, quando non ancora con vere e proprie tangenti, contribuivano direttamente al mantenimento dei magistrati e l’amministrazione statale della giustizia civile era ravvisata più come un servizio reso al privato che come una funzione eminentemente pubblica e sociale. L’amore o l’odio verso uno dei litiganti, anche in presenza di giudici “padroni di se stessi”, provoca il pericolo che i magistrati “senza avvedersene” favoriscano l’amico, poiché “naturalmente pende l’intelletto verso dove pende l’affetto”; Muratori allora propone sarcasticamente di sequestrare i giudici in un palazzo fortificato di mura, vietando loro sia la corrispondenza che le visite, e di portare al loro tribunale cause con nomi fittizi di litiganti e di ascoltare le ragioni e i contrasti degli avvocati in una sala dietro ad un velo!

Politicamente cercò di innestare quelle nuove istanze che superassero la cristallizzata “ragion di Stato” e al suo posto promuovere il nuovo concetto di Pubblica felicità, titolo dell’ultimo importante testo muratoriano, senza per questo rinunciare ad un assunto fondamentale per la trattatistica della controriforma, cioè l’unità religiosa come garanzia di coesione statale e sociale. Del resto, Muratori aveva scritto:Sembra che l’altare e il tribunal de’ giudici sieno cose fra lor sì diverse che niun rispetto abbiano l’una all’altra. Tuttavia convengono in questo, che all’altare rifuggono gl’infelici per chiedere aiuto da Dio e al tribunale rifuggono gl’ingiuriati per dimandare aiuto al giudice”.

Muratori muore nel 1750, lo stesso anno in cui morirà anche Johann Sebastian Bach: le sue composizioni corali sottendono la stessa fede collettiva plurisecolare di cui è stato partecipe Muratori; ma al contempo, i suoi Concerti Brandeburghesi, al pari di tante idee muratoriane, sono già volti alle novità dell’illuminismo. Muratori non ha sprecato nessuno dei suoi 77 anni: alle abitudini spartane nel cibo e nel riposo univa un ritmo di lavoro pressoché senza soluzione di continuità; il nipote scrive che “si riposava soltanto dedicandosi ad un altro lavoro e passeggiando”, la sera, di ritorno dalla Biblioteca Estense.

Ecco così spiegati i due versi muratoriani:

Non
la quiete, ma il mutar fatica
Alla
fatica sia solo ristoro.

Harem Berlusconi

Il Family Day del maggio scorso ha avuto come simpatico prologo questa omai famosa copertina in cui il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi tiene per mano due gentili donzelle nella sua villa in Sardegna; ma sono tantissimi i capi di partito plurifamigliati: basti pensare a Pierferdinando Casini e poi al suo compagno di partito recentemente beccato in giro di prostituzione … e anche nel centro-sinistra queste incoerenze non mancano, di cui, senza voler essere bacchettoni, il caso Sircana è il più clamoroso.

Penso che tutti i neo-teo-dem-con con le loro prediche sul diritto naturale interpretato dalla bocca della CEI abbiano veramente stancato e si stiano rendendo ridicoli.

I leader di partito ancora di più, fanno il panegirico della famiglia monogamica adagiati sulle candide poltrone di Vespa, poi sono più libertini di Hugh Hefner!

E poi, che credibilità hanno “virili” cantori della famiglia tradizionale come Volontè e Rotondi probabilmente in contrasto con la loro vera identità (almeno a guardare le loro facce) o come possono parlare dello stesso la Prestigiacomo o la Santanchè, con le loro vaste frequentazioni mondane?

La cosa peggiore è che questi cattolici d’accatto vanno a braccetto anche con altre ben più tristi compagnie, per esempio Totò Cuffaro, presidente della regione Sicilia, pluriaccusato di associazione mafiosa che si permise di attaccare in tv un mito come Giovanni Falcone … quando si dice l’attacccamento alla Famigghia…!

Falcone e Cuffaro al Maurizio Costanzo Show del 1991

 

Su Finanza&Mercati del 17 aprile 2007 si poteva leggere che Brescia, già capitale europea delle armi, è assurta al rango di capitale mondiale del settore grazie a Exa, ventiseiesima mostra internazionale delle armi sportive-venatorie; le aziende nostrane una prevalenza schiacciante che conferma la leadership nella produzione di armi e munizioni, con utili che non conoscono crisi.

Nello stesso articolo si precisava che L’Italia è primo produttore europeo di armi commerciali: il 70% dell’offerta di armi lunghe (fucili e carabine) è italiana, percentuale che scende al 20% per quanto riguarda le armi corte (le pistole). Il giro d’affari nel nostro Paese sfiora 2 miliardi di euro fra produzione e indotto (abbigliamento, oggettistica, accessori) mentre gli occupati nel settore sono 5mila, un numero che raddoppia se si tiene presente anche l’indotto. Nel 2006 sono stati prodotti in Italia oltre 704mila pezzi (700mila nel 2005) e oltre 205mila nei primi tre mesi. Tra i mercati nuovi sui quali si sta affacciando la produzione made in Italy c’è la Turchia che proprio alla fiera di Brescia ha chiesto di poter certificare le proprie armi sportive.

Oltre alle mine antiuomo che durante la settimana produciamo (e contro le quali poi facciamo inutili marce di protesta), l’Italia ha sempre prodotto armi per committenti come Saddam & Co.

Ora impariamo che una nuova frontiera del made in italy è la Turchia … ecco perchè se ne sostiene tanto la candidatura all’UE … te pareva!

Peccato che nelle nostre missioni di (guerra e) pace siamo letteralmente scoperti di fronte a qualunque attacco … sarebbe meglio, se proprio dobbiamo usare armi, anche se il genere umano dovrebbe abolire ogni scontro bellico, dotare in maniera adeguata quei soldati!

Itali(ett)a.it

3 settembre 2007

Su Il Sole 24 Ore del 23 febbraio 2007 il grande fotografo Oliviero Toscani prendeva giusta posizione nei confronti del neonato (morto) portale turistico italia.it: “È l’ennesima occasione mancata per il Paese, una operazione mal riuscita e gestita da incompetenti, un piccolo marchietto che rispecchia perfettamente l’Italia di oggi, presuntuosa e poco consistente … Le agenzie tendono sempre ad accontentare i loro clienti e questo pregiudica la creatività. Mi chiedo poi quale sensibilità estetica abbiano politici come Rutelli o Prodi. Questo mi pare un marchio che punta al compromesso. La ricerca ossessiva del consenso crea mediocrità. Questo marchio comunica solo banalità.

Su Note a margine dello stesso giorno il sempre ottimo Nicola Brillo faceva notare che il portale è costato la cifra record di 45milioni di euro (21 milioni vanno alle Regioni per i contenuti, 4 per il content centralizzato, 7,8 per la piattaforma). Inoltre, i filmati introduttivi fanno parte del “Web-meno-uno” … i concorrenti degli altri paesi, come il portale turistico della Spagna, offrono più servizi e meno fronzoli.

In effetti di questo portale non se ne sentiva assolutamente il bisogno; è un ibrido fra arte e moda che fa solamente confusione di piani, dove Piero della Francesca sta accanto a Rocco Barocco e che non rende certo giustizia alla complessità della cultura italiana.

E’ un sito patinato, per donnette, ricettacolo del superfluo, che si trasformerà in un clamoroso autogol, anzi, visto il Ministro della Cultura è Rutelli, in una … Palombella!

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