L’attualità di Lodovico Antonio Muratori

4 settembre 2007

Lodovico Antonio Muratori: chi è costui? Può dirci qualche cosa ancora oggi?

Per rispondere a queste domande il Lions Club di Vignola e Castelli Medioevali, nella persona del suo Presidente, Rolando Drahorad, si è fatto carico della pubblicazione e dell’organizzazione di una serata dedicata al libro del Prof. Fabio Marri L.A. MURATORI un europeo di oggi, alla presenza dell’autore e del Prof. Gabriele Burzacchini.

Io ho tenuto un intervento incentrato sul pensiero giuridico e politico del grande mio conterraneo.

L’iniziativa ha colmato un vuoto che ormai risaleva al millennio scorso, dato che l’ultimo convegno muratoriano si era tenuto nell’anno 2000. L’evento si è svolto sabato 11 marzo 2006 presso la Sala dei Contrari del Castello di Vignola e si è evidenziato per la massiccia partecipazione di pubblico, a cui è stato offerto il libro in omaggio.

Già la presentazione di Drahorad mette in luce come Muratori faccia parte di quel ristretto numero di grandi sapienti i cui insegnamenti non tramontano mai: nato 333 anni fa, ha lasciato un’enorme produzione, costruendo, sulle basi di una straordinaria competenza storica, tesi proiettate nel futuro e diventando così un uomo ponte fra il Medioevo e l’epoca moderna. Vignola è stata patria di grandi personaggi, dal pluricelebrato Barozzi al Paradisi iunior (non dimentichiamo l’importante zio di lui omonimo), da Selmi a Plessi, e all’epoca del Muratori operavano il cartografo Cantelli ed il drammaturgo Bernardoni, e Drahorad giustamente nota come siano pochi i centri minori come il nostro a poter vantare una simile ricchezza di ingegni. Anche Burzacchini lamenta come Muratori, eccetto rare manifestazioni celebrative di circostanza, non abbia curiosamente avuto, proprio nella sua terra di origine, quell’attenzione continua che gli ha invece riconosciuto Modena.

Un aspetto interessante ma poco valutato di Muratori è il suo pensiero giuridico e politico. Per esempio, enuncia vere e proprie regole di deontologia giudiziaria, largamente trattate nella sua opera Dei difetti della giurisprudenza. I giudici sono moralmente subordinati alle parti litiganti, in quanto queste con le spese di giudizio, quando non ancora con vere e proprie tangenti, contribuivano direttamente al mantenimento dei magistrati e l’amministrazione statale della giustizia civile era ravvisata più come un servizio reso al privato che come una funzione eminentemente pubblica e sociale. L’amore o l’odio verso uno dei litiganti, anche in presenza di giudici “padroni di se stessi”, provoca il pericolo che i magistrati “senza avvedersene” favoriscano l’amico, poiché “naturalmente pende l’intelletto verso dove pende l’affetto”; Muratori allora propone sarcasticamente di sequestrare i giudici in un palazzo fortificato di mura, vietando loro sia la corrispondenza che le visite, e di portare al loro tribunale cause con nomi fittizi di litiganti e di ascoltare le ragioni e i contrasti degli avvocati in una sala dietro ad un velo!

Politicamente cercò di innestare quelle nuove istanze che superassero la cristallizzata “ragion di Stato” e al suo posto promuovere il nuovo concetto di Pubblica felicità, titolo dell’ultimo importante testo muratoriano, senza per questo rinunciare ad un assunto fondamentale per la trattatistica della controriforma, cioè l’unità religiosa come garanzia di coesione statale e sociale. Del resto, Muratori aveva scritto:Sembra che l’altare e il tribunal de’ giudici sieno cose fra lor sì diverse che niun rispetto abbiano l’una all’altra. Tuttavia convengono in questo, che all’altare rifuggono gl’infelici per chiedere aiuto da Dio e al tribunale rifuggono gl’ingiuriati per dimandare aiuto al giudice”.

Muratori muore nel 1750, lo stesso anno in cui morirà anche Johann Sebastian Bach: le sue composizioni corali sottendono la stessa fede collettiva plurisecolare di cui è stato partecipe Muratori; ma al contempo, i suoi Concerti Brandeburghesi, al pari di tante idee muratoriane, sono già volti alle novità dell’illuminismo. Muratori non ha sprecato nessuno dei suoi 77 anni: alle abitudini spartane nel cibo e nel riposo univa un ritmo di lavoro pressoché senza soluzione di continuità; il nipote scrive che “si riposava soltanto dedicandosi ad un altro lavoro e passeggiando”, la sera, di ritorno dalla Biblioteca Estense.

Ecco così spiegati i due versi muratoriani:

Non
la quiete, ma il mutar fatica
Alla
fatica sia solo ristoro.

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2 Risposte to “L’attualità di Lodovico Antonio Muratori”

  1. Loretta Vichi said

    Il ” mutar fatica “, è il miglioramento che scaturisce dall’impegno; ” fatica sia solo ristoro”
    è l’espressione del concetto del riposo vero che si realizza esclusivamenter dopo l’impegno,… ” la fatica”…

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  2. Giovanni Violi said

    Leggo con piacere dell’opera del prof. Marri riguardo l’intramontabile figura del Muratori.
    Giovanni Violo

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