Clemente Mastella

Clemente Mastella, che ha fatto ricredere chi pensava che, dopo Roberto Castelli, il posto di capo del Ministero della Giustizia non avrebbe potuto avere un inquilino più alieno dal diritto, nella home page del suo blog, dalla abissale differenza (negativa) rispetto a quello di Grillo, che invece è uno degli indirizzi più visitati e veramente comunicativi al mondo, pone una regola basilare per gli interventi dei commentatori: l’educazione.

Peccato che poi lui stesso apostrofa Beppe Grillo, che con la sua irruente discesa in piazza (Maggiore!) e il lancio delle liste ispirate al suo blog è da più di un mese al centro del dibattito politico, come delinquente, cosa che, senza una sentenza sottostante, è già di per sè un reato:

http://clementemastella.blogspot.com/2007/09/grillo-un-delinquente-senza-cuore.html

Che bassa concezione che Mastella dimostra avere della Giustizia, e pensare che ne è Ministro!

D’altronde, ciò è in linea con quanto mostrato da una recente inchiesta del programma televisivo Le Iene, in cui si vedeva che il Nostro, alla domenica, apre le porte della sua fastosa magione per ricevere i compaesani questuanti raccomandazioni.

Molti italiani hanno già dimostrato la loro avversione per il Guardasigilli, altro che politico della “pacca sulla spalla” come una volta l’aveva chiamato l’altro famoso “equivicino a tutti”, sulla base della strategia appresa direttamente dal suo mentore Giulio Andreotti, ovvero Bruno Vespa … Mastella invece non sembra essere altro che un esponente in piena regola di quella vecchia politica italiana che ci eravamo illusi essere finita con Tangentopoli, ben 15 anni fa.

Il bello è che sedere da vari lustri a Montecitorio rappresenta un vanto per lui, tanto che ha dato pure una festa nella sua mega-villa in occasione dei 20 anni in Parlamento, che però, nel suo caso, non fa altro che ricordare a tutti noi il suo attaccamento alla poltrona … come se essere nel novero dei parlamentari, o, come si dice in questi mesi, della casta, fosse un punto di arrivo da celebrare di per sè, al di là di ciò che si è fatto di giusto o sbagliato per la collettività, o non si è fatto quasi nulla, come tanti sostengono sia il caso del buon Clemente.

Spesso, quando gli si fa una domanda, Mastella non fa che sgranare gli occhi, eludendone sostanzialmente una puntuale risposta o, peggio, se ne va, con arroganza, come ha fatto in una puntata della trasmissione televisiva di Michele Santoro, che gli ha giustamente rinfacciato la cosa.

Sarebbe meglio se, invece di fare la vittima, come nell’ultimo mese, per le inchieste giornalistiche e le indignazioni sorte spontaneamente dal popolo, soprattutto di quella parte che ha votato Ulivo, l’uomo più famoso di Ceppaloni dispiegasse in un confronto civile, anche con chi lo critica, l’educazione di cui parla.

Il 30 settembre scorso, a Stoccarda, il campione del mondo di ciclismo in carica, Paolo Bettini, detto il Grillo, ha ribadito la sua supremazia nelle corse di una giornata riconfermando il titolo iridato in una doppietta memorabile!

Eguagliato Gianni Bugno con due mondiali vinti consecutivamente, superati tutti i corridori italiani nella speciale lista dei vincitori delle grandi classiche che ora capeggia davanti a Coppi e Moser.

Le fasi salienti della prova su strada maschile

Un successo doppiamente importante, che ha allontanato le accuse di doping e i tentativi di farlo scendere forzosamente di sella, come successe al grande Marco Pantani, al cui livello di primazia per il ciclismo internazionale è salito anche Bettini, con una carriera piena di successi nelle occasioni più importanti (è anche campione olimpico in carica).

Faccio notare, con vero disgusto, come entrambi questi grandi uomini di sport sono stati letteralmente gettati nel fango dalla maggior parte dei giornalisti quando erano emerse, del tutto in spregio delle fondamentali garanzie legali, le prime avvisaglie di doping che ha avuto come apoteosi una delle ultime tappe del Giro del 1999, in cui la calca della folla aizzata dalla stampa non la meritava neanche un pericoloso assassino. Da qui la squallida discesa, prima di tutto morale, del Pirata.

Gli stessi giornalisti sono stati poi quelli che hanno improvvisamente santificato Pantani dopo la sua scomparsa, lanciandosi in improbabili lacrime di coccodrillo e in aulici richiami sentimentali, dato che la morte del campione avvenuta la sera di San Valentino del 2004 … ed ora anche Bettini per loro può essere redento!

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