Enzo Biagi

Proprio nel momento in cui il “compagno” (è proprio il caso di dirlo) del famigerato editto bulgaro di Berlusconi, Daniele Luttazzi, è tornato in tv, su La7, con Decameron, si è spento Enzo Biagi, che è riduttivo definire solo come decano del giornalismo italiano.

E’ stato anche un grande narratore della vita dell’Italia, del popolo e di alcuni grandi, con biografie come La bella vita dedicata a Marcello Mastroianni, e con programmi televisivi come quello della serie III B: Facciamo l’appello in cui ha dato la possibilità a Pier Paolo Pasolini di parlare direttamente a un vasto pubblico.

Sempre pacato, ma allo stesso tempo ironico, e soprattuto coerente alle proprie idee, è un autorevole testimone del secolo scorso, come l’altro grande, Indro Montanelli, con cui ha condiviso, negli ultimi anni delle loro vite, gli attacchi di parte berlusconiana.

Come ha sostenuto Carlo Freccero a Che tempo che fa, il programma di Biagi Il fatto era severo, essenziale, logico ed improntato alla scuola del sospetto; cercava di scoprire cosa si nasconde dietro ai fatti, mentre ora negli interminabili, e vacui, talk-show giornalistici televisivi, c’è solo il commento.

E’ solo l’ultimo dei grandi emiliani a spegnersi in questo 2007 , dopo Michelangelo Antonioni e Luciano Pavarotti, tutti alle estreme eccellenze nei loro rispettivi campi.

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