La vigilia di Natale il mondo si è svegliato con un’altra delle grandissime perdite del mondo dello spettacolo occorse nell’anno 2007: dopo il violoncellista Rostopovich, i registi Bergman e Antonioni, il batterista Roach, il tenore Pavarotti, il mimo Marceau, il coreografo Bejart, e altri, si è spento a 82 anni uno dei più grandi virtuosi della storia del jazz, il pianista Oscar Peterson.

Sbalorditivo dal punto di vista tecnico, è fra i jazzisti che hanno pubblicato il maggior numero di album.

Guardando uno dei suoi ultimi recenti concerti, è evidente come posssedesse uno stile che faceva respirare l’aria del jazz classico, lungo un filo diretto che lo collegava ai grandi del suo strumento, da Art Tatum, Bill Evans ed altri, al sommo Duke Ellington.

Oscar Peterson ha suonato con i più grandi nomi del panorama jazzistico di sempre, solo per fare tre nomi: Louis Armstrong, Dizzy Gillespie ed Ella Fitzgerald.

Il Canada, di cui era uno dei cittadini più famosi nel mondo, gli ha attribuito il più importante riconoscimento civile, quello di Companion of the Order of Canada, oltre ad averlo scelto come il primo canadese vivente con l’onore di vedere il proprio volto stampato sui francobolli nazionali.

I can’t get started

Duetto con un altro titano del jazz, Count Basie

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Il 16 agosto scorso è morto a 83 anni il batterista jazz Max Roach, le cui bacchette, davvero “magiche”, hanno accompagnato tanti grandi musicisti, fra cui Miles Davis e Charlie Parker,  in varie formazioni.

C’ era anche lui a formare il trio più memorabile, unico ed irripetibile, della storia del jazz, secondo me, che è quello delle registrazioni del disco Money Jungle, assieme al mitico Duke Ellington al pianoforte e l’altro gigante Charles Mingus al contrabbasso.

Max Roach era anche compositore ed ha rinnovato in maniera sostanziale il linguaggio delle percussioni nella musica moderna, arrivando a elaborare composizioni dedicate esclusivamente alla batteria, evidenziandone le possibilità melodiche.

For Big Sid, l’importantissima Drums Unlimited e Five for One

Max Roach con Elvin Jones ed Art Blakey, semplicemente le più grandi bacchette della storia del jazz

Qualche settimana fa, la trasmissione radiofonica Storyville di Radiotre ha dedicato un’intera settimana a ripercorrere la biografia del grande comico romano, vero nume tutelare per tutti i suoi successori.

Peccato che le cinque puntate non siano reperibili sul sito internet della trasmissione, anche perchè sono state mandate in onda registrazioni rarissime e davvero introvabili dai poderosi archivi Rai, dato anche il fatto che risalgono a più di settanta anni fa, e che hanno documentato i suoi successi nei vari palcoscenici internazionali.

Ne approfitto per consigliare la lettura di Teatro di varietà, uscito nel 2004 per i tipi della Einaudi, che contiene tutti gli scritti più belli di Petrolini, che lo stesso era solito pronunciare a velocità supersonica, e perciò spesso indecifrabili, da gustarsi riga per riga con comodità.

A livello video, in una delle ultime serie del programma Ritratti di Raitre, a cura di Giancarlo Governi, è stato mandato in onda una monografia di Petrolini, che raccoglie il meglio delle documentazioni visive a riguardo e che sarebbe bello recuperare.

Comunque, a quanto so, il film di montaggio Antologia di Petrolini, del grande Alessandro Blasetti, risalente a settant’anni fa (1938), pubblicato in VHS all’inizio anni ’90, resta ancora il miglior collettore delle esibizioni petroliniane.

Tutto ciò che sono: manifesto poetico-surreale

Nerone, bravo, grazie!: un caposaldo incrolabile della satira al potere di ogni età

Essere Carmelo Bene

20 dicembre 2007

Il 16 marzo di cinque anni fa moriva Carmelo Bene, autore – (non) attore dalla personalità unica, dotato, nell’ambito dello spettacolo italiano, di un inconsueto carisma.

Ormai proliferano le antologie, le pubblicazioni delle registrazioni e anche video inediti, quando, all’epoca della sua scomparsa, il materiale era pressochè nullo.

Frammenti di una figura unica

Il 16 dicembre a Tokyo il Milan ha conquistato il titolo Mondiale di calcio per club.

Questa impresa lo ha fatto divenire la squadra internazionale col maggior numero di trofei.

Vittoria storica e meritatissima per la formazione che ha sempre portato con nore il nome dell’Italia nel mondo.

Il fenomenale Kakà, calciatore pluripremiato nel 2007 e che resterà fino al 2013 in rossonero, è probabilmente l’unica figura, fra i grandi calciatori della storia, ad abbinare all’immensa bravura, al senso del gioco, e anche estetica della realizzazione, un carattere ed un contegno perfetti.

Per esser chiari, col terzo gol di questa vittoria milanista, Kakà ha superato di botto Maradona, in barba alle agiografie che imperversano sul calciatore argentino: ha realizzato un gol pressochè identico a quello famosissimo di Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali 1986, ma senza droga, nè eccessi, nè furberie (o mano de Dios), con una pulizia, insomma, che lo fa essere l’unico esempio da imitare per tutti i calciatori di oggi.

Milan-Boca Juniors 4-2, il terzo gol milanista, firmato da Kakà, è una prodigiosa progressione, con due dribbling, da metà campo fino alla porta

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