Alberto Sordi

Il 25 febbraio di cinque anni fa se ne andava una delle figure più rappresentative ed amate da tutti gli italiani, il grande Alberto Sordi.

Per mezzo secolo, prima alla radio, poi in teatro e in maniera magnifica al cinema, ha accompagnato l’evolversi della società con caratterizzazioni sempre puntuali di tutti i vari tipi umani della nostra Italia.

Ma quello di Sordi non è solo stato un puro sfoggio di poliedricità, bensì una costante osservazione delle singole caratteristiche degli italiani, esasperate con lo strumento del grottesco, e concretizzate in personaggi spesso repellenti.

Per questo non sembra opportuno, come sottolineato dal regista e suo amico Mario Monicelli, classificare Albertone come rappresentante dell'”italiano medio”, in quanto ha creato una galleria di personaggi dalle devianze estreme rispetto a un italiano normale, proprio per dar corpo in ognuna di queste caratterizzazioni a un comportamento ed a un modo di essere da criticare; con questa opera di osservazione aderente ai mutamenti sociali, Sordi viene ad assumere la figura dell’autore e non del semplice attore.

Un aspetto poco noto di Albertone è quello di compositore di alcune canzoni, icastiche e divertenti, in cui con le note dà vita ad altre figure di italiani spesso ciniche.

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Il 13 febbraio scorso Henri Salvador ha terminato il suo canto vellutato ed ironico al tempo stesso, morendo a Parigi all’età di 90 anni, dopo una decina d’anni in cui era tornato alla ribalta con nuovi cd, di melodie più raffinate che in passato, un po’ come in Italia ha fatto e sta facendo Adriano Celentano.

Così come il Molleggiato, anche Salvador ha avuto un esordio scoppiettante, ed anche in Italia, paese dove spesso ci si acontenta delle esibizioni clownesche dei cantanti, è ricordato soprattutto per le sue bizzarre mimiche facciali e gestuali.

Jardin d’hiver

Peccato che, fra i già pochi mezzi di informazione italiani che hanno dato risalto alla notizia, non si sia stato detto a sufficienza che, oltre all’innegabile ironia, il grande cantante francese era appunto una delle più dolci e intime voci del panorama internazionale.

La sua grande carica umoristica è evidente in questa partecipazione alla trasmissione televisiva Che tempo che fa.

I funerali, nella centrale chiesa parigina della Madeleine, hanno visto le più grandi personalità della cultura francese mischiati a tanta gente comune, tutti ad onorare uno chansonnier atipico, distante dall’atteggiamento di molti cantanti d’oltralpe eccessivamente serioso e “piacionesco”, quelli messi alla berlina da Gigi Proietti nel suo classico sketch “Nun me romp’er ca…”:

Gigi Proietti sbeffeggia i cantanti francesi seriosi, così diversi da Salvador

Gli inediti di Orson Welles

12 febbraio 2008

Orson Welles, uno dei maggiori iconoclasti della storia dello spettacolo ed una delle piu’ carismatiche ed istrioniche personalità del XX° secolo tout court, ha lasciato molti suoi progetti incompiuti a causa delle difficoltà economiche, tanto che era costretto a recitare in film di bassa categoria per raccimolare denaro da investire nelle sue produzioni.

Al contrario di Stanley Kubrick, il cui cinema è un monolite composto da pochi film scolpito da una mania di perfezione senza eguali, Welles ha così disseminato le sue realizzazioni e le sue partecipazioni cinematografiche, teatrali, radiofoniche, letterarie, televisive, tanto da rendere difficile agli studiosi la ricostruzione del suo completo itinerario artistico.

Vari spezzoni, tutti gustosissimi, di questo prezioso lascito sono riuniti in questo film di montaggio:

Ieri sera ha debuttato nella città di Bologna il pianista Rafal Blechacz (classe 1985), l’ultimo vincitore, nel 2005, del concorso Chopin, il più prestigioso premio pianistico internazionale, che si tiene ogni 5 anni a Varsavia.

Nella sua storia la manifestazione ha laureato ed è stata trampolino di lancio per grandi musicisti come Maurizio Pollini (nel 1960) Martha Argerich (nel 1965) e Krystian Zimerman (nel 1975).

A Bologna il pianista polacco ha affrontato un programma coraggioso, dall’estreme classicità di una delle sonate giovanili di Mozart alla modernità del compatriota Szymanowski, passando per le Estampes di Debussy, riservando per la parte finale l’esecuzione, impeccabile e sentita, ma senza patetismi, dei Preludi di Chopin.

Blechacz nel concerto con cui ha vinto il Concorso Chopin 2005

Torino ospita fino al 10 febbraio Segni di vita, retrospettiva molto ricca, non solo di proiezioni, su Werner Herzog, uno dei più grandi cineasti viventi, che ha catturato già due generazioni facendole entrare a diretto contatto coi più diversi ambienti naturali, sia in forma filmica che in quella di documentario … ed anche con una vera forza della natura come il suo “nemico più caro” Klaus Kinski.

Giunto in Italia per l’evento a lui dedicato, Herzog è stato ospite nella trasmissione televisiva di Fabio Fazio Che tempo che fa per un’intervista tutta di risposte acute ed anche divertenti, già memorabile quella in cui esalta l’epicità del calciatore Franco Baresi.

Ma il regista tedesco non è solo l’esploratore dei cinque continenti, più l’Antartide, in cui ha portato, spesso con enormi difficoltà logistiche, la sua macchina da presa, ma è anche il cesellatore di miniature, dalla curatissima fotografia, come Cuore di vetro e Woyzeck.

L’inizio di Aguirre furore di Dio, film con un Kinski istrionico all’ennnesima potenza

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