Sono passati cinque anni da quando, il 28 maggio 2003, ci ha lasciato Luciano Berio, un grande innovatore della musica e la più importante figura, riconosciuta a livello mondiale, della musica contemporanea.

Nella sua musica non c’erano solo sperimantazioni estreme o dissonanze, ma venivano arrangiati, mescolati e rivitalizzati elementi musicali popolari, come nel caso delle famose Folksongs, in cui, oltre a dichiarati motivi musicali provenienti da diverse nazioni, comparivano sotto mentite spoglie alcuni pezzi inventati di sana pianta da Berio, il cui tessuto sonoro sarà sempre attualissimo.

Insieme a Bruno Maderna, altro grandissimo italiano del secolo scorso, ha letteralmente inventato la musica elettronica del nostro paese già nei primi anni ’50 al centro di fonologia di Milano.

Giunto a Bologna per sostituire un concerto del piu’ famoso collega Murray Perahia, già rinviato un’altra volta, il trentunenne pianista Arcadi Volodos ha dato sfoggio di un virtuosismo pari a quello dell’altro ormai notissimo pianista russo Evgeny Kissin, al quale è accomunato anche dalle senite acclamazioni del pubblico e, soprattutto, dal grande numero di bis concessi!

Prima con una sonata di Schubert, poi soprattutto con pezzi di Liszt, caratterizzati da un marcato pianismo, ha dato una notevole dimostrazione di padronanza del mezzo pianoforte, in un’esecuzione energica particolarmente sui toni alti della tastiera.

Verrà forse poi con gli anni il tempo per una maggiore introspezione e, purtroppo, pure per un appiattimento dinamico, come è parso a molti il senescente Radu Lupu esibitosi nello stesso Teatro Manzoni solamente 3 giorni fa … intanto godiamoci questo potente interprete, che ha un fittissimo calendario di concerti nel mondo intero, iniziati nel 1996, ed ha già collaborato con alcune delle piu’ importanti formazioni orchestrali internazionali.

Liszt, Rapsodia Ungherese n. 13

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