Sergio Cammariere – Carovane

30 ottobre 2009

Dal 30 ottobre, nei migliori negozi di musica, è disponibile CAROVANE, il nuovo lavoro di Sergio Cammariere … musica inedita , di ricerca, vibrante, cangiante, caleidoscopica, incontro tra diverse culture che abbraccia il mondo …

Perché CAROVANE è molto più di un CD, è un viaggio complesso e trascinante in terre lontane, nel senso e nel dissenso, nella storia e nella vita, nella ricerca del sé, dell’oltre, dell’ imponderabile, del detto e del non detto, un viaggio galoppante nel tempo e nei suoi meandri più inesplorati, nel futuro e in un presente di dubbio , nella scoperta di ampie distese di terra, di oblio, di sogno, di libertà, di pace, di fratellanza tra i popoli. E anche musica ricca di ansia spirituale, che dà un senso di respiro profondo, di spazi aperti, di cieli da esplorare in volo…

Creando e sperimentando la poesia di intriganti contaminazioni musicali , Sergio ci porge questa volta un messaggio quasi cosmico, universale, sulle tematiche più importanti della società e della vita , cercando palesemente un appiglio mistico e spirituale che possa rappresentare la salvezza dell’ uomo. Affermo con convinzione che è il suo primo vero concept album , soprattutto percepibile immediatamente dal punto di vista musicale perché ha una narrazione senza sbavature, emozionante, ariosa, ricca di sonorità apparentemente disomogenee ma condotte con mano sicura verso un nucleo tematico ed una sintesi di straordinaria intensità che si esprime proprio nel brano che dà il titolo all’ album e si conclude con le stesse carovane nella magica canzone che chiude il viaggio, “La rosa filosofale”. Carovane senza luogo e senza tempo , carovane di note e pensieri, di sogni e delusioni, di migranti , di lingue e linguaggi, di storie e non storie, di speranze e illusioni perdute, di teorie e sentimenti … questo album è un nucleo complesso, avvolgente, ma immediatamente penetrante.

Sergio Cammariere rafforza e non smentisce le sue grandi doti di compositore, arrangiatore, pianista e cantore (trovo riduttivo chiamarlo genericamente cantante) che in CAROVANE matura la voce e il suono, avvalendosi dei testi di Roberto Kunstler, spesso non facili ma tematicamente in linea con il viaggio.

Le sonorità spaziano verso le terre d’oriente, il ritmo ora di ballata, ora di swing, la musica rinascimentale, la tradizione etnica, quasi una world music che si avvale di strumenti inediti, di tocchi elettronici, di una ritmica sempre incalzante e raffinatissima, dei fiati splendidi di Fabrizio Bosso e Javier Girotto, delle leggerezze vaporose del violino di Olen Cesari e di meravigliose aperture liriche date dalla presenza dell’ orchestra. Resta un sentore di jazz, in alcuni brani, ma lieve e carezzevole.

Tra i più significativi, Carovane, title track, che immerge immediatamente con la sua potente musicalità in una atmosfera di travolgente cammino, un brano che danza, che ha sapore di sudore, di polvere, di strade, di umanità. Sergio si cimenta con un testo difficile e un po’ ermetico, scritto con lo schema tipico del poema epico, rendendolo melodia e ritmo coinvolgente. Importante, nel brano, il contributo del sax di Javier Girotto.

Insensata ora è lo scorrere del tempo, musica fremente di aria , un pianoforte più libero che mai, bellissime e struggenti rifiniture di Fabrizio Bosso, un testo tra i più riusciti dell’ intero album. E poi, a seguire, Senti, dove la voce di Sergio Cammariere si esprime al massimo livello, quasi in un recitato accorato che profuma di luce, pace, tolleranza, di acqua che scorre, di miraggi e di ricerca dell’anima, di terre lontane e misteriose, dove il pianoforte tocca vette altissime , accompagnato da sonorità elettroniche molto accattivanti. Senza fermarsi mai è il brano in cui maggiormente si rincontra la vena jazz ,tanto cara all’artista. I quadri di ieri narra il tempo e le sue insidie, mentre La mia promessa si arricchisce di suoni orientaleggianti molto suggestivi che esprimono l’idea del sogno . E’ un brano dove la musica si fa quasi messaggio universale e affascina con il suo toccante incanto mistico. E poi Non c’è più limite, una canzone piena di ritmo che accenna nel testo a tematiche ambientali , sociali e di dignità umana, il sogno di un mondo migliore che solo la forza dell’ amore, anche se dubitativamente, potrebbe cambiare. Varanasi è uno stupendo brano strumentale, un omaggio alla omonima città indiana, più nota come Benares, che si affaccia sul Gange … E il pianoforte di Sergio Cammariere, qui esprime con grande leggerezza e intensa partecipazione, una melodia struggente, accompagnato soltanto da lievi tocchi di percussioni. Arrivando poi, con un salto / contrasto che la dice lunga, al Paese di finti, uno strepitoso swing dal gusto un po’ ironico e retrò, in cui la denuncia si fa leggibile … l’ipocrisia, i cervelli vuoti, i media, l’impostura, i mali della politica, il nostro paese di finzione e mala società. Notevole, nel brano, l’apporto della tromba di Fabrizio Bosso. Arriva, con ritmo di ballata e con un incipit tipico della tradizione dei cantastorie di un tempo, Storia di un tale, motivo intrigante , ironico, che resta impresso nell’orecchio . Altra ballata, dal gusto un po’ rinascimentale che ricorda certe atmosfere care al grande Fabrizio De Andrè,è Tre angeli, dove colgo un grande senso dell’infinito. Poi, immediatamente, il nucleo già magmatico di questo album davvero innovativo e fuori da ogni schema, si addensa negli ultimi due brani, due veri straordinari capolavori .

Sergio Cammariere comincia a svelare ancor più la propria ricerca con La forcella del rabdomante, un riferimento colto per una musica dalla bellezza indescrivibile. I rabdomanti, per tradizione, cercavano metalli , siti archeologici, sepolture umane ma soprattutto acqua nel sottosuolo, servendosi di una bacchetta a forcella … la loro era una vera e propria divinazione , una pratica empirica e paranormale, con risvolti religiosi poco riconosciuta dalla scienza ufficiale e tuttora in qualche caso, ancora praticata. Affascinante … come le note di questo brano strumentale, in cui si sente il camminamento, questo cercare che incalza, che anima il respiro. Un crescendo del pianoforte, qui davvero toccante e suadente accompagnato dalla ritmica in movimento, con lievi tocchi di violino … note liquide che si fanno sempre più magiche, sempre più intense, fino a raggiungere davvero la profondità e la vastità dell’ essere .

E tornano, come per incanto , le carovane nel brano che chiude questo lavoro , La rosa filosofale. Qui, si giunge all’ermetismo , all’ esoterismo puro. Ma forse, anche alla luce più piena. Questo brano è mistero e magia. La rosa a otto petali, significante la rigenerazione interiore, è una delle simbologie della pietra filosofale, la pietra alchemica capace di risanare, secondo il significato esoterico, la corruzione della materia. La trasposizione , nella psicanalisi , assume il significato della trasformazione dell’essere indirizzata alla sua parte più spirituale, al proprio vero se stesso. Ed è proprio questo il concetto che, sia pure con ritmi e sfumature diverse e mutevoli, percorre tutto l’album. Rappreso in questo ultimo brano incantevole e incantato, dove il pianoforte si fa anima e la voce quasi preghiera , in un ricco concentrato di sonorità che tanto mi hanno ricordato certe rasserenanti musiche tibetane.

La fine del viaggio lascia stupiti, emozionati, con l’ animo avido ancora di musica, in un silenzio pieno e avvolgente, in cui le CAROVANE di ieri e di oggi, restano, a calpestare il nostro cuore nonostante i tanti deserti attraversati.

Fonte: isilenti.wordpress.com – Autore: Mariapia Giulivo

 

Nel 2002 Dalla pace del mare lontano lo propose come nuovo esponente di una scuola d’autore che passando per Umberto Bindi e Sergio Endrigo guardava agli chansonnier francesofoni (Jacques Brel e Charles Aznavour su tutti) senza accantonare uno spirito jazzistico nato e cresciuto sotto l’aureola di Keith Jarret. Un ottimo “esordio” – con virgolette d’obbligo, dato che il primo passo Sergio Cammariere lo fece in realtà già nel 1993 con I ricordi e le persone insieme al fido paroliere Roberto Kunstler – seguito poi da prove non altrettanto all’altezza, che rimanendo stabili nelle coordinate sonore, con giusto qualche tonificante scampagnata carioca ogni tanto, non trovavano brani capaci di eguagliare la forza dei primordi e lasciavano in bella mostra un canovaccio ripetuto e ripetuto ancora.

Ora, giunto al quinto disco in studio, Cammariere prova una svolta non del tutto azzardata ma significativa. Carovane infatti amplia lo spettro d’azione del cantautore crotonese verso lidi etno, speziando il solito connubio da quartetto jazzistico formato da piano-contrabbasso-batteria-tromba (di Fabrizio Bosso) o sax (di Javier Girotto) più voluttuosa orchestra con aromi indiani di tabla e sitar. Il risultato, stante un effetto un po’ da cartolina quasi inevitabile dato l’innesto didascalico su un marchio a sua volta consolidato nella memoria, non è male, e non è quindi aleatorio che i brani migliori tra i tredici del disco siano quelli dove la speziatura si realizza in forma canzone (La rosa filosofale), magari con qualche striatura elettrica (di Michele Ascolese sul cinemascope Senti), o in strumentali vicini ad un Ludovico Einaudi virato all’improvvisazione moderata (Varanasi, La forcella del rabdomante).

Che sia quella world la strada da seguire in futuro per Sergio Cammariere? Di fronte ai risultati di altri pezzi più vecchio stampo, dove è tutto perfetto ma anche piuttosto soporifero (Insensata ora, il singolo Carovane), viene da dire razionalmente di sì. Ma a pelle la sviata indiana appare momentanea, appunto cartolinesca. Anche se l’augurio è ovviamente di sbagliarci.

Fonte: http://www.sentireascoltare.com – Autore: Luca Barachetti

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Una Risposta to “Sergio Cammariere – Carovane”

  1. Mariapia Giulivo said

    Grazie, per aver ripreso il mio articolo su CAROVANE di Sergio Cammariere…me ne accorgo solo ora…Ciao!

    Mi piace

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