Il piano “panoramico” di Oscar Peterson

31 dicembre 2007

La vigilia di Natale il mondo si è svegliato con un’altra delle grandissime perdite del mondo dello spettacolo occorse nell’anno 2007: dopo il violoncellista Rostopovich, i registi Bergman e Antonioni, il batterista Roach, il tenore Pavarotti, il mimo Marceau, il coreografo Bejart, e altri, si è spento a 82 anni uno dei più grandi virtuosi della storia del jazz, il pianista Oscar Peterson.

Sbalorditivo dal punto di vista tecnico, è fra i jazzisti che hanno pubblicato il maggior numero di album.

Guardando uno dei suoi ultimi recenti concerti, è evidente come posssedesse uno stile che faceva respirare l’aria del jazz classico, lungo un filo diretto che lo collegava ai grandi del suo strumento, da Art Tatum, Bill Evans ed altri, al sommo Duke Ellington.

Oscar Peterson ha suonato con i più grandi nomi del panorama jazzistico di sempre, solo per fare tre nomi: Louis Armstrong, Dizzy Gillespie ed Ella Fitzgerald.

Il Canada, di cui era uno dei cittadini più famosi nel mondo, gli ha attribuito il più importante riconoscimento civile, quello di Companion of the Order of Canada, oltre ad averlo scelto come il primo canadese vivente con l’onore di vedere il proprio volto stampato sui francobolli nazionali.

I can’t get started

Duetto con un altro titano del jazz, Count Basie

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12 Risposte to “Il piano “panoramico” di Oscar Peterson”

  1. Palanzana said

    Oscar è stato il + grande pianista jazz mai esistito…x fortuna sono riuscito a vederlo ad umbria jazz

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  2. claudio said

    Brato te….io non ci sono riuscito ed è uno dei miei più grossi rimpianti…..

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  3. Raffaele Vita said

    Già amavo la musica di Oscar ma prima di innamorarmene perdutamente avevo deciso di andare a trovarlo in America o in Canada, durante il mio viaggio di nozze, per sentirlo dal vivo e farlo conoscere a mia moglie. Ironia della sorte : Lui, il Magnifico, si trovava in Italia e teneva un concerto a Palermo. Lo considero al pari di Art Tatum (pianista tecnicamente perfetto anche più bravo di Oscar). Riguardo l’anima espressiva e le improvvisazioni musicali spericolate che effettuava nei concerti rigorosamenete dal vivo è stato e forse lo sarà per sempre il migliore al mondo.

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  4. marco said

    ho avuto la fortuna di sentirlo 2 volte a Milano, una volta con niels Pedersen, è uno dei concerti più indimenticabili della mia vita (gli ho anche stretto la mano, alla fine). Nonostante i tanti dischi che ho, mi mancherà. Ciao Oscar

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  5. giandomenico tenaglia said

    grazie Oscar, grazie John (Lewis)
    tutte le volte che vediamo un nero per strada a vendere fazzoletti, il Padreterno ci faccia pensare a voi e alla incapacità di noi bianchi di fare un piano solo senza perderci
    ricordiamocene e pensiamo che, se vi abbiamo capito, dobbiamo comprare di corsa quei fazzoletti, perchè quella maggior fortuna materiale che la sorte ci ha assegnato non ce la meritiamo e la dobbiamo condividere

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  6. riccardo said

    grazie oscar per tutti questi anni di incredibile jazz non immagino pensare come sarebbe stato il jazz senza i tuoi fraseggi

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  7. Stefano said

    Anch’io l’ho visto ad Umbria Jazz, non avrei potuto perdermelo per nulla al mondo, ho tanti CD suoi in varie formazioni. E’ stato grandissimo, unico come virtuoso.

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  8. Michele said

    Sono un musicista e appassionato di Jazz e posso a ragione dire che Oscar é stato il piú grande musicista Jazz di tutti i tempi. I suoi piú di 2000 concerti tenuti in quasi 65 anni di carriera pressoché ininterrotta hanno ipnotizzato le platee di tutto il mondo. Il suo tipico “happy Jazz” ha incantato anche quelli che di jazz non ne masticano molto. Il ricordo delle sue esibizioni rimane per sempre impresso in tutti i dischi e DVD. Il suo ricordo, la sua voce e il suo genio inattaccabile rimarranno per sempre indelebili nella storia. The big Oscar é piú vivo che mai.!
    R.I.P.

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  9. Conservo un autografo di Oscar che ho ascoltato l’ultima volta ad Umbria jazz . Concluse con uno straordinario Sweet Georgia Brown con una sinistra quasi paralizzata ed una destra che riusciva ancora ad incantare con gli articolati arpeggi, solo un ricordo di un pianista che è stato il mio riferimento sino ai giorni d’oggi.

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  10. Conservo un autografo di Oscar che ho sempre ritenuto un pianista a 360 gradi. L’ultima volta ho avuto la gioia di ascoltarlo ad Umbria Jazz , ma le condizioni di salute avevano sensibilmente ridotto le sue prestazioni,la diteggiatura, non certo la fertile fantasia a tratti sempre brillante e di precisa identificazione. Un artista dalle bellissime costruzioni armoniche che ha lasciato un vuoto come tutti i grandi protagonisti del jazz.

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  11. Roberto said

    Impossibile non provare ammirazione per la Tua bravura tecnica, la Tua immediatezza espressiva e tanto tanto, ma tanto cuore….Vorrei essere stato Tuo amico, ma sono comunque felice di essere Tuo contemporaneo. Grazie di tutta la bella musica che ci hai donato. Riposa in pace, Roberto.

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  12. Ho recentemente pubblicato JAZZ – Genealogia di un linguaggio artistico attraverso i suoi protagonisti e non potevo non dedicare un paragrafo al grande Oscar, un artista della tastiera, dall’ncredibile diteggiatura, che incantò l’impresario musicaleNornan Granz quando, trovandosi a Montreal per lavoro, ascoltò dalla radio del taxi che lo stava portando all’aeroporto il giovane Peterson che stava dando un concerto nella sala del locale albergo “Alberta” . Credendo si trattasse di un disco si rivolse, all’autista, chiedendogli se conoscesse quel pianista e per tutta risposta il conducente riferì che non si trattava di un disco ma di una trasmissione dal vivo in città.
    – Mi porti la lui, fu l’imperativo di Granz, e l’autista fece ritorno in città contribuendo all’inizio di quella che fu la brillante carriera di Oscar, un pianista di grande sensibilità musicale ed artistica.

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